Info e prenotazioni
Il 1° aprile il Ranch Ristorante ha riaperto. E da subito ha ripreso il suo tran tran quotidiano: forno acceso, impasti vivi e una squadra che non ha alcuna intenzione di fare le cose “così così”. Già, perché qui la pizza non è mai un riempitivo da menu, è una filosofia, una vera disciplina. E dietro questa dichiarazione c’è una persona precisa: lo chef e titolare Alessandro Buda, uno che lavora nella ristorazione da prima che molti scoprissero cosa fosse una pizza “gourmet”. Se cerchi una pizza fatta sul serio, con metodo e una certa coerenza, a questo punto quindi puoi anche smettere di scrollare.
Chi è lo chef Alessandro Buda e perché fa la differenza?
Partiamo da un dato che taglia corto: Alessandro Buda è nel settore dal 1989 e guida il Ranch dal 2001. Non è uno che si perde nei titoli altisonanti, infatti si definisce semplicemente un appassionato di enogastronomia. Però poi scopri che ha costruito un ristorante con oltre 300 etichette di vino, una cucina strutturata e una pizzeria che lavora con impasti a lunga lievitazione e ingredienti selezionati. La cosa interessante è l’approccio: metodo, formazione continua e una certa ossessione per la qualità. Non esattamente il classico “facciamo pizza perché serve”. Qui la pizza è un progetto. E quando dietro c’è una visione così chiara, il risultato si sente nel piatto. Sempre.
Perché la pizza artigianale del Ranch è diversa dalle altre?
Pensi che al Ranch giochino a fare gli artigiani della pizza? Sbagliato! Lo sono davvero. L’impasto nasce da farine selezionate, viene lavorato con attenzione e steso a mano. Gli ingredienti sono italiani e spesso a km 0, perché la qualità non si improvvisa all’ultimo minuto. Il risultato è una pizza che non deve convincerti con effetti speciali. Ti convince perché è fatta bene. Punto. Questione di gusto, certo, ma soprattutto di coerenza: ogni elemento ha un senso, ogni scelta è pensata. E improvvisamente capisci perché certe pizze sembrano tutte uguali… e questa no.
Cosa cambia davvero con una lievitazione di 72 ore
Cambia tutto. Letteralmente. L’impasto del Ranch riposa fino a 72 ore. Tre giorni. Nel frattempo succede quella magia che la fretta non può replicare: maturazione, sviluppo degli aromi, maggiore digeribilità. Cioè, per la vita reale: mangi una pizza e poi continui la serata senza sentirti come se avessi ingerito un mattone di calcestruzzo. È una scelta controcorrente, perché richiede tempo, organizzazione e competenze. Ma è anche il motivo per cui questa pizza resta leggera e ti fa venire voglia di tornare, non di pentirti.
E se sei celiaco? Qui cambia davvero l’esperienza!
Sul gluten free la storia del Ranch è davvero unica. Perché non “offre anche” il senza glutine. Lo tratta come base di partenza. Da anni il locale ha sviluppato un sistema strutturato per garantire sicurezza, qualità e parità di esperienza tra menu classico e gluten free, senza contaminazioni in cucina. Ciò vuol dire una cosa molto semplice: chi è celiaco può ordinare una pizza senza sentirsi un caso a parte. Stesso menu, stesso livello, stessa soddisfazione. Che nel 2026 dovrebbe essere normale, ma evidentemente non lo è ancora ovunque.
Pronto a rimettere la pizza al centro della tua serata?
La stagione è ripartita e il Ranch è già in modalità operativa piena. Con una cucina solida, una pizzeria che sa cosa sta facendo e la guida di uno chef che ha trasformato la passione in metodo. Se vuoi capire cosa significa davvero “pizza fatta bene”, il prossimo step è abbastanza intuitivo: prenotare. Perché sì, puoi leggere quanto vuoi… ma a un certo punto bisogna anche mangiare.